Moby Dick, il gigante nei cieli roventi dell’Etna.

Al cospetto della grande aquila, si rinnova ancora una volta uno spettacolo unico nel suo genere, che solo l’etna è capace di regalare.


Moby Dick nei cieli alati dell’Etna.

Da quando le ho conosciute, quelle praterie sono sempre pronte ad accogliermi. Una volta lì, a spasso per quelle radure brulle e colorate da scuri pastelli, non posso esimermi di alzare gli occhi su quelle mastodontiche sculture che popolano l’altopiano dell’Argimusco. Il semplice gesto di guardarmi attorno, diventa come per magia, un privilegio di rara bellezza che avvolge e trascende verso un’altra dimensione. Ma è soltanto quando compongo l’inquadratura includendo la sommità dell’Etna che la visione apre a nuovi scenari.

In principio è soltanto attesa, pazienza e mani congelate ed “indefinite” presenze che passeggiano ai piedi del rapace. Con il passare delle ore, un segnale di fumo mi riporta in sesto, pronto a cercare il fuoco che da un attimo all’altro potrebbe iniziare ad alzarsi oltre l’orlo rovente del vulcano.

L’attesa.

Assisto con rara e infinita ecstasy, annichilito da quello spettacolo che, seppur parecchio distante, allo stesso tempo magnetizza, zumma le distanze. Come in fuga da quel cuore pulsante di efferata potenza, la lava rovente inizia a trasbordare da quell’insolita sorgente. Non riesco a staccare gli occhi da quel rosso, da quell’energia pura che via via invade ed irradia quell’abito agghindato di stelle. Una nube di nera cenere, si alza imperiosa nel blu della notte illuminata a giorno da un’ammaliante luce lunare.

Etna eruzione

Già solo questa atmosfera fuori dal comune, vale le varie ore di attesa, l’andare avanti sotto il freddo vibrante che scuote i denti e le ossa. Un battito dopo, un’enorme balena bianca naviga libera nei cieli della notte, capace di occupare quasi del tutto i 24 mm scelti per immortalare simile scenario. Sotto l’emozione incontra la particolare fisionomia di quelle pietre alate, che fanno da cornice a quel vulcano mai domo di torrenti di fuoco pronti a rincorrersi giù per i fianchi da “muntagna”.


Il 6° parossismo dell’Etna del 24 febbraio in questo mio breve racconto.

©2021 Carmelo Lenzo – tutti i diritti sono riservati.

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