Pietre lunghe

Lascio i sentieri d’asfalto, più inclini all’uso delle auto e mi faccio strada lungo il bosco. Procedo a piccoli passi tra rovi e sterpaglie. Sotto i piedi, l’erba fa rumore di pioggia e fango. Tutto intorno l’atmosfera è a tratti spettrale, agitata da fredde folate di vento. Poco più in là, scorgo attraverso le fronde nude d’inverno, strane espressioni che sbucano attraverso alberi.

Proprio lì, in mezzo a quelle querce a tratti cancellati dalla nebbia e, non tanto distante da una strada secondaria che si perde in mezzo al nulla, “prende vita” una singolare conformazione rocciosa.

Mi fermo ed osservo, porto l’occhio al mirino per ritrarre un’espressione che possa essere accomunata a qualcosa di familiare, ma così non è, quindi comincio a girarci attorno e a prendere spunto da quello che mi suggeriscono quelle strane forme.

Ecco che da dietro il sipario dell’attesa fanno ingresso sul palcoscenico figure buffe e fantastiche. Un tizio grasso e goffo dal capo chino come intimidito dalla presenza dell’obiettivo con accanto un cane in posa da guardia e poco più in là, un gatto, un rospo e una civetta, quest’ultima con occhi ancora più rotondi e grandi che mai. Poco dopo e tanti passi in lungo e in largo, la notte è già pronta ad entrare in scena, mettendo fine allo spettacolo delle figure fantastiche.

Pietre lunghe, Sant’Angelo di Brolo.

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